
Don Giuseppe Cristante di Luigi e di Gerometta Maria, nacque a San Giovanni di Casarsa il 4 giugno 1904. A cinque anni, ispirato dal padre che discorreva frequentemente, in particolare durante i pasti, di sacerdoti esemplari, sentì la chiamata al sacerdozio. Così ricorda il momento nelle sue memorie: “il nonno tenendomi sulle ginocchia mi disse – per mettermi alla prova -” tu sei il maggiore, devi aiutare tuo papà a lavorare”. Risposi: “Io voglio farmi prete”. Il nonno: “Non abbiamo soldi per pagare il seminario”. Io: ‘Andrò in Germania,
li guadagnerò e pagherò: ma voglio farmi prete. E non ho mai cambiato idea. Prosegue nelle sue memorie degli anni giovanili la scuola e lo studio mi erano di godimento, tutto mi riusciva facile”. Nel 1920 iniziò il primo anno di liceo inaugurando il nuovo seminario Di Pordenone e ricevendo nella solennità dell’Immacolata l’agognata veste talare. Cagionevole di salute, proseguì gli studi, anche da casa, rigenerandosi con qualche gita in montagna in bicicletta e, ad agosto, con le vacanze ad Anduins dai parenti. Il 10 luglio 1927, con grande gioia, venne ordinato sacerdote dal vescovo di Concordia mons. Luigi. Paulini. “E spuntò il sospirato giorno, segnato dagli alti divini Consigli. Cielo azzurro, sole limpido si riflettevano dall’alto, nel cielo dell’anima”.
La prima Messa privata venne celebrata al Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Pordenone. La S. Messa solenne a San Giovanni venne rimandata alla festa della Beata Vergine Assunta, il 15 agosto, per riuscire a completare i lavori in corso relativi alla decorazione dell’abside ad opera di Tiburzio Donadon, del monumentale altare del Rupolo e dell’artistico pulpito dello Scalambrin. Alla presenza di una grande folla di fedeli la messa solenne ed il discorso di don Gioacchino Muccin coincisero con l’inaugurazione delle nuove opere. La prima destinazione fu la parrocchia abbaziale di Sesto al Reghena e quindi a San Vito al Tagliamento dove, da appassionato di musica e di canto sacro, fu direttore della Scholae Cantorum. Il 24 giugno 1937 fu trasferito a Murlis quale primo parroco di quel paese, appena costituita la relativa parrocchia, e vi rima-se fino al 1 ° aprile 1942, quando passò a reggere la popolosa parrocchia di Castions di Zoppola. Dal 1937 al 1942 fu anche cappellano ausiliare dell’aeronautica nelle caserme di Arzene e assistente foraneale di tutti i rami dell’Azione Cattolica.
Al termine della guerra il vescovo mons. D’Alessi lo incaricò di organizzare l’assistenza agli orfani e ai bambini bisognosi nell’ambito diocesano e subito egli rimise in funzione l’anti-co orfanotrofio di Castions, che aveva ospitato i “Figli della Guerra”: l’Istituto “San Filippo Neri”, fondato alla fine del 1918 a Portogruaro da mons. Celso Costantini, chiamando a gestirlo le suore dell’Asilo. L’istituzione, ancora oggi esi-stente, venne poi trasferita a Pordenone, dove prese il nome di “Casa della Fanciulla”. Nel 1967, in occasione dei 25 anni dall’ingresso come pievano di Castions, venne omaggiato dalla comunità con l’edizione di un numero unico dal titolo “Che santa chista man dal gno plevan“. Nel suo contributo Antonio Ornella lo ricorda di squisita sensibilità, con un alto concetto delle proprie responsabilità, dedito anche troppo ai problemi degli altri.
Pur nella sua apparente fragilità fu figura perseverante nella sua missione, con un agire che andava interpretato. All’esterno apparentemente indeciso, ingarbugliato, più incline a vedere i particolari che la sintesi, le difficoltà che le soluzioni. Discreto lino all’eccesso non amava parlare di quanto fatto a favore di tanti. Negli anni Sessanta ancora pochi sapevano che durante la guerra aveva nascosto in casa un ebreo, correndo un grave rischio perché la sua abitazione era particolarmente tenuta sotto osservazione dalle autorità occupanti. Non sfiorato dal progresso economico, continuò a risiedere sino a quando fu a Castions nella vasta e fredda canonica priva di qualsiasi ammodernamento e nuovo elettrodomestico, attento invece ai nuovi problemi spirituali e morali. Dal gennaio 1972 fu cappellano all’Ospedale di Maniago, fino al l ° maggio 1987, quando si ritirò nella Casa del Clero di San Vito al Tagliamento, dove incontrò il Padre il 16 febbraio 1998.
Pubblichiamo alcuni estratti dal libro “CHE SANTA CHISTA MAN DAL GNO PLEVAN”
stampato nel 1967, in omaggio a don Giuseppe Cristante per il suo 25° anniversario nella Parrocchia di Castions
Ricordi di un venticinquennio del Pievano Don Giuseppe Cristante
Premessa
Cari parrocchiani di Castions, ricorrendo il quarantesimo anno dalla mia Consacrazione Sacerdotale e il venticinquesimo dal mio arrivo in parrocchia, sono stato invitato a stendere alcuni ricordi del tempo passato tra voi. La Parrocchia è una famiglia ed il Parroco, più che capo della Parrocchia, è Padre Spirituale ed esercita una vera paternità spirituale sui suoi fedeli. Perciò, accingendomi a scrivere, mi raffiguro la scena familiare d’un padre, già anziano, che racconta ai figli, che lo attorniano, le cose che gli sono accadute durante la vita. Ed io amo vedervi, quasi sentirvi, attorno a me, perchè un padre, anche se racconta cose prive di valore e di rilievo, vi mette sempre una briciola di cuore e pensa che un’altra briciola vibri nell’animo di chi ascolta. Il mio racconto ha solo questo significato.
INGRESSO IN PARROCCHIA
Il 24 maggio 1942, solennità della Pentecoste, giorno dedicato a Maria Ausiliatrice e data patriottica, accompagnato — per l’immissione in possesso della Parrocchia — da Sua Ecc. Mons. Gioacchino Muccin Vescovo di Belluno, allora Arciprete di S. Marco di Pordenone, con la benedizione degli Ecc.mi Arcivescovi castionesi Celso e Giovanni Costantini, che già mi avevano accolto come primo Parroco di Murlis, facevo ingresso a Castions come nuovo Parroco, succedendo al compianto Don Natale Argenton, immaturamente scomparso. Eravamo in piena guerra: 163 giovani castionesi, in gran parte coniugati, si trovavano alle armi, sparsi sui vari fronti; questo fatto proiettava una nota di intima tristezza sull’atmosfera — per sè gioiosa — della festa. Avevo svolto il Sacro Ministero, per dieci anni, come Cappellano (circa tre a Sesto al Reghena e sette a S. Vito) e quasi cinque anni a Murlis come Parroco; stavo per compiere i 38 anni di età. Dal censimento effettuato visitando le singole famiglie, risultarono: 1642 presenti, 163 militari, 151 emigranti, 37 domestiche, 22 assenti per motivi vari; totale 2015 – Famiglie 316. Due anni dopo, con gli sfollati di guerra, le presenze aumentarono come segue: sfollati da Casarsa 421, da altre località 170, militari meridionali 28. Totale 619. Tra i reduci dalle armi, rientrati, gli sfollati, l’eccedenza dei nati sui morti, vi erano in Parrocchia, durante la dominazione tedesca, circa 2500 persone presenti. Dedicai subito un particolare impegno: 1°) Alla erezione di una nuova Chiesa parrocchiale e cominciai, per direttive impartitemi dalla Rev.ma Curia, a raccogliere fondi per questo conto. Dopo la tragica data dell’8 settembre 1943 (poco più di un anno) toccavano, insieme con alcuni risparmi messi in disparte da Don Argenton, lire 30.000. Gli eventi che seguirono ne imposero poi la forzata sosta. Più tardi l’Ecc.mo Mons. Giovanni Costantini aveva divisato di provvedere direttamente alla erezione di una Chiesa, che fosse un modello di Chiesa parrocchiale; la morte lo rapi mentre stava già per realizzare questo suo sogno. 2°) All’Azione Cattolica, specialmente dei due rami giovanili; quello femminile era efficacemente affiancato dalle Rev.de Suore; quello maschile corrispose bene alle mie premure, con una fiorente Associazione. Questa — nei tempestosi, oscuri anni che seguirono diede vita al gruppo filodrammatico « La Sbridina », che si fece molto onore nei paesi vicini, con recite memorabili che costituivano l’unico svago consolatore di quei tristissimi tempi. 3°) Al canto di chiesa. Nell’autunno dello stesso 1942 fu acquistato il grande harmonium della Chiesa, l’ultimo uscito dalla fabbrica «Tubi» di Lecco, che dovette poi sospenderne la fabbricazione. per mancanza di materiale. La Schola Cantorum, per venti anni si distinse per le sue belle esecuzioni. Ora le voci bianche sostengono ancora i canti processionali e di circostanza, mentre quelle virili sostengono il canto sacro nelle festività maggiori e, fuori Chiesa, si sono ampliate nella formazione del Coro del nostro Gruppo Alpini, che si è affermato in diverse circostanze, riscuotendo ammirazione e viva simpatia. 4°) Alla provvista di paramenti sacri, che formano la gran parte di quelli ora in adozione alla Chiesa.
PERIODO BELLICO
5°) Alla corrispondenza con i parrocchiani alle armi. (Ne ricevetti commoventi risposte). La censura militare m’impose, nel 1943, di firmare mare — in triplice copia — una diffida di proibizione, perchè tali lettere anziché sostenere, fiaccavano lo spirito bellico dei combattenti; non sentendomi di abbandonare i militari alla loro sofferenza, scrissi anche dopo. 6°) Durante la lotta partigiana ho dato il mio contributo di Sacerdote, a cui non potei sottrarmi, per dovere di coscienza, essendomi stato richiesto dagli organizzatori del Battaglione « Meduna » della Divisione « Osoppo » ed essendo stato autorizzato da Sua Ecc. il Vescovo; eseguii il difficile, delicatissimo mandato con spirito oltre che di Sacerdote anche di Patriota e di Italiano, sostenendo, consigliando, placando i vari sentimenti d’allora. Non mi sono mai impicciato, minimamente, in cose riguardanti le armi. Durante la dominazione tedesca, mi sono interessato per la corrispondenza con gli assenti, sia a mezzo della Croce Rossa che del Vaticano; ho cercato di dare tutta la possibile assistenza ai grandi bisogni creati dalla guerra. In varie occasioni di rastrellamenti e specialmente nella minacciata grave rappresaglia delle S.S. tedesche dell’ultimo venerdì prima della liberazione, mi sono posto di mezzo a scongiurare personalmente dolori e danni. E’ stata un periodo di profonda penetrante sofferenza.
ASSISTENZA ORFANI E BAMBINI BISOGNOSI
La cessazione della guerra mi trovò spossato nelle energie fisiche. La guerra aveva seminato sofferenze e miserie. Sua Ecc. Mons. D’Alessi, dietro indicazione di Don Piero Martin, m’incaricò di interessarmi all’assistenza dei bambini orfani o comunque bisognosi a causa della guerra. Il Vescovo stesso venne personalmente a presentarmi alla Direzione dell’Ufficio « Assistenza Post Bellica » a Udine. Nel desiderio di poter lenire qualche dolore, accettai, anche perchè — e qui ne do atto ed alta lode — la defunta Superiora dell’Asilo, Suor Teodora Dell’Orto, già esperta in questo genere di assistenza, con la generosa collaborazione delle altre Suore, con il consenso dell’Amministrazione dell’Asilo e l’incoraggiamento del Prefetto di Udine, accettò di dare ospitalità nei locali dell’Asilo « Favetti » al reparto femminile. Il 13 marzo 1946 entrarono le due prime ragazze, Maria e Giuseppina; le assistite raggiunsero poi il numero di oltre 50; il 30 settembre 1954 furono trasferite a Cimolais e più tardi nella nuova Casa della Fanciulla a Pordenone. Il Signore sa quali e quanti nascosti sacrifici hanno compiuto le buone Suore, per provvedere ai molteplici bisogni di questa assistenza. L’Opera è nata senza un minimo fondo di cassa; anzi senza neppure una cassa o un registro, fidando unicamente sulla Provvidenza; la forma amministrativa venne in seguito. Trovarmi solo in Parrocchia, senza Cappellano, con 2000 anime, una massa di reduci disoccupati, giustamente insofferenti; dover provvedere a tutto quanto necessitava per dare inizio e vita all’Opera e per aprire l’analogo reparto maschile presso l’Istituto « Falcon Vial » di S. Vito, nella miseria generale, senza nessun mezzo di trasporto ed io disponevo solo di una vecchia bicicletta, con le gomme di allora; dover — dico — in queste condizioni, attendere alla parrocchia e correre, a mezzo di una sola corriera giornaliera Pordenone – Udine, a Udine, Pordenone e S. Vito, a bussare, chiedere, spingere trasportare ecc., m’impose un tale sforzo, che nel novembre 1946 caddi a letto colpito da una forte itterizia. Mi fu allora mandato un Cappellano: P. Giovanni Guadagnini, Scalabriniano. Chiesi di essere esonerato dalle mie attività e fui sollevato dagli impegni dell’Opera Sacra Famiglia e della Azione Cattolica della Forania. Nella primavera 1947 il male si aggravò tanto che nel luglio sfiorai il passaggio all’eternità, aprendo un periodo di gravi sofferenze che durarono circa 18 anni e che maggiormente mi pesarono perché avevano un riflesso anche nella vita della Parrocchia. Dalla cessazione delle ostilità m’interessai nei limiti del mio possibile — per favorire l’emigrazione dei tanti disoccupati, sebbene mi stringesse il cuore veder allontanare dalla loro terra i miei parrocchiani. Ben più di metà delle famiglie, ed esattamente 160 (sulle 316 del 1942), emigrano al completo o in parte, in maggioranza all’estero. Appena finita la guerra m’interessai di aprire un cinema, usufruendo della sala dell’Asilo, gentilmente concessa, ed, in estate, del cortile Pagura, per offrire un divertimento ed uno svago alla gioventù e alla popolazione di Castions, che allora non aveva nè gli svaghi nè i mezzi di locomozione di cui dispone ora. E’ stato gestito dal febbraio 1946 al giugno 1957, con attrezzature ridotte, perché l’acquisto macchine, attrezzatura cabina e sala ecc. e tutta la gestione sempre passiva pesò completamente sulle mie spalle, mentre mi trovavo in quelle condizioni fisiche e morali che Voi conoscete e con il mantenimento del Cappellano. Nel 1945 fui tra i promotori ed il primo oblatore per la formazione della locale Associazione del Gioco Calcio ed in seguito sostenni sempre, nel Ricreatorio parrocchiale, una e più squadre di ragazzi, da cui uscì la maggior parte dei giocatori paesani della «Castionense» e della «Doria». Nel 1955 acquistai, per offrire ai ragazzi della parrocchia, come mezzo moderno di istruzione, un apparecchio televisivo, quando nessuno l’aveva in paese. Era uno dei primi e mi costò nel complesso L. 245.000. Per questa spesa una persona — e la ringrazio — mi offrì L. 5.000. Per due anni la spesa di gestione (tasse, allora alte, e riparazioni) fu alleggerita da offerte dei telespettatori.
PERSONE CHE PROPONGO AL VOSTRO RICONOSCENTE RICORDO
Innanzitutto la gigante figura del nostro amato Cardinale Celso Costantini, figura ammantata dallo splendore della Sacra Porpora. Egli diede lustro al mondo a questa sua, sempre amata, terra natale, che portò in cuore in tutte le sue operose peregrinazioni e volle collocate qui le sue spoglie mortali, per il riposo eterno. Insieme con Lui il degno fratello, l’Arcivescovo mons. Giovanni, tanto semplice ed umile quanto dotato di vivida intelligenza, vasta e profonda cultura, limpida fede e grande virtù, in un cuore che conosceva solo la bontà. Essi sono benemeriti non solo per l’onore reso al nostro paese, ma per aver determinata la costituzione e grandemente beneficato l’Asilo Infantile, come detto a parte; per aver istituito una rendita annuale a beneficio del Cappellano di Castions e per essersi interessati in favore dei parrocchiani, ogni volta che fu Loro possibile. Dopo di Loro e legato a Loro, la simpatica figura di mons. Giuseppe Falcon, già amministratore dell’Opera « Figli della Guerra » e Cappellano di questa Parrocchia, per la quale diede molta generosa, intelligente attività. E’ stato Lui 1′ animatore della « Bovaria ». Castions deve riconoscenza ad un altro Cappellano, don Giovanni Menini, il quale, oltre a spiccare per i suoi instancabili garretti di ciclista, offrì un fulgido esempio di integrità di vita, di umiltà, di bontà vera, di tanta pazienza e fu sempre sorridente con tutti, anche nella nascosta povertà; tanto che si ricorda come suo alimento ordinario fosse la minestra di fagioli cotta una volta per settimana. Figura splendente di Castions, sole innanzitempo oscurato da inesorabile malattia, è don Agostino Sartor, Anima sensibilissima di poeta e di Sacerdote, pieno di Fede e di Virtù. Ordinato Sacerdote il 23-12-1905 fu Cappellano amatissimo di Zoppola, dove fu colpito dal mal sottile e venne a chiudere la sua giovane promettente vita a Castions il 3 luglio 1912. Non posso omettere di ricordarVi le belle figure Sacerdotali di don Antonio Ius, intelligente e dinamico Arciprete di Vigonovo, il suo fratello don Giovanni, il loro nipote P. Fulgenzio, francescano, e don Luigi Borean, gia Parroco di Orcenico Inferiore, recentemente scomparso; persone di cui è vivo il ricordo. Propongo alla Vostra vivida riconoscenza la rev.da suor Teodora Dell’Orto, che passò quartantuno anni di vita a Castions, fin dall’anno 1922, e fu, per trentuno anni, Superiora dell’Asilo. Religiosa di profonda virtù, svolse intensa silenziosa attività con tanta intelligenza, dinamismo, criterio pratico e bontà. Il suo nome è un monumento. Altra figura che Castions non deve dimenticare è la maestra Elisa Borean. Divenuta insegnante, con esclusivo suo sacrificio, profuse tutti i suoi talenti e tutti i suoi risparmi a beneficio del prossimo, in atto di continuata carità e morì povera. Castions ha dato i natali ai seguenti Sacerdoti e Religiosi tuttora viventi: Sacerdoti Diocesani: don Antonio Canella, attuale Cappellano dell’Ospedale di Pordenone; dott. don Antonio Ornella, professore in Seminario e don Eligio Maset, in Curia a Portogruaro. Religiosi: don Angelo Andretta, missionario nell’Equador, e don Guerrino Luvisotto, missionario nel Vietnam (Saigon), Salesiani; fr. Angelo Zucchet, marista, insegnante in un Istituto del Cile. Non è nato a Castions, ma passò qui circa sette anni durante la vita di Seminario il rev.mo mons. Giacomo Rosin, III successore del nostro Cardinale nella Parrocchia di Concordia. Attualmente vi sono tre giovani di Castions in Seminario, di cui ad uno, il ch.co Antonio Cons, mancano due anni al Sacerdozio. Le Religiose oriunde da Castions sono: sr. Teda Borean, sr. Teodora Fabbro, sr. Maria Paggi(in Francia), sr. Andreina Carnielli, sr. Adele lan, sr. Basilia Pagura, sr. Rosetta Quarin, sr. Maria Tedesco, sr. Andreina Fabbro, sr. Giuseppina Campagna, sr. Fedele Bortolussi, sr. Teresina Ius. sr. Serafina Bonavolta, sr. Teresita Pianca (in Spagna), sr. Maria D’Andrea, sr. Antonietta Pirton (in Francia), sr. Maria Rosa Pagura. Castions deve grande riconoscenza al comm. Gianni Micoli Toscano che fu il propulsore delle molteplici istituzioni a carattere cooperativo per cui il nostro paese è uno dei pionieri in questo campo. Insieme con Lui va ricordato il cav. Nicola Brussa, già Sindaco di Zoppola. Le loro distinte figure sono state ricordate e rese maggiormente benemerite peri tempi che verranno, dalle nobili sorelle Lina e Maria Quaglia Algarotti, rispettivamente spose Micoli Toscano e Brussa. Esse costruirono a proprie spese la Casa di Riposo ed il Pensionato, intitolati ai rispettivi loro mariti. La nobildonna sig.ra Lina MicoliToscano lasciò in morte disposizione che, venduto il proprio appartamento in Pordenone, il ricavato fosse diviso tra la Casa di Riposo, il Pensionato, l’Asilo e la Chiesa Parrocchiale. Data la mancanza d’un formale testamento, la cosa fu regolata dal Tribunale di Pordenone, il quale decise che, dei sette milioni ricavati dalla vendita, detratte le spese e passività, venissero pagati i lavori eseguiti nella Casa di Riposo, già iniziati dalla stessa Benefattrice, per una spesa di oltre cinque milioni e quindi all’Asilo e alla Chiesa venissero devolute le restanti L. 629.458 per ciascuno.
Poesia per i 25 anni di Pievano di Don Giuseppe Cristante
UNE MAN
Quant’che mame mi spietave,
une crôs par fûr mi à fat
une man…
Po’ cun fieste di cjmpanis una dì mi à batiât
une man…
Pai milùz di sior Romano
Sgrafignâz sul fa di gnot,
co soi lât, cicìn a Messe
mi à molât un scapelòt
une man…
Il gnô amôr ‘ e me’ ninine
lu à segnât su ta l’altâr
une man…
e ogni frut quanc’al rivave
come bôcul di rosâr,
une man…
Sunarâs tu, cjampanute,
(cui sa mai quant ca sarà)
Quant che i vôi a fin zornade,
benedint mi siararà,
une man?…
O Signôur, Signôur, ce sante
cheste man dal gnô Plevàn!!!
Dott. Felice Cimatti
Traduzione in Italiano
UNA MANO…
Quand’ero ancora nel seno di mia mamma,
m’ha benedetto, da fuori, con una croce
una mano…
poi, con lieto scampanio, un giorno m’ha battezzato una mano…
Per un’incursione notturna al frutteto del signor Romano, quando, quatto quatto, mi sono presentato alla Messa, mi ha mollato uno scappellotto
una mano…
Il mio amore per la mia sposa, l’ha benedetto sull’altare una mano… e così ogni nostro bambino quando arrivava come bòcciolo di rosa,
una mano…
Suonerai tu, campanina (chissà quando sarà) quando, al termine della mia giornata, mi chiuderà gli occhi benedicente
una mano?…
O Signore, Signore, che santa questa mano del mio Pievano!!!