
Il viso incorniciato dalla barba, il facile sorriso, la spontanea immediatezza che viene dal cuore: questi i tratti che forse in un primo momento ricordiamo di don Guerrino Luvisotto. Un uomo energico, pieno di vita, che ha scelto di coltivare l’amore a Gesù a Maria mettendo a servizio degli altri le sue capacità, le sue forze, i suoi entusiasmi. Assegnato alla casa di Noviziato di Shaukiwan, in Cina, egli viene a contatto con una realtà completamente diversa da quella che aveva lasciato qui, a Castions, ma è proprio questa diversità che lo spinge ad amare la sua nuova patria,
dove «.. gli uomini seguono in processione strane statue d’avorio…» dove gli usi e costumi sono alquanto singolari.
Trasferito a Shanghai nella casa rossa di Nantao, don Guerrino insegnò disegno ai fanciulli più piccoli dell’Istituto Don Bosco, animò molti teatri e spettacoli allestiti a scopo di beneficenza per alleviare la farne imperante del tempo; approfondì gli studi di teologia e filosofia: era una sorte di factotum ed era felice di esserlo, perché solo così si sentiva pienamente realizzato.

Ma nel 1957 ebbe inizio «l’avventura spirituale» più forte di don Guerrino, un’avventura che ha un nome: Vietnam. Vent’anni trascorsi in mezzo alla guerra per la politica e la sopravvivenza e alla miseria, possono sconvolgere l’esistenza di una persona. È un’esperienza che don Guerrino riuscì ad affrontare con serenità, sorretto dal ricordo del suo passato, del suo paese ma vivendo nel suo presente. In Vietnam i Salesiani avevano assunto la direzione di un Orfanotrofio e di una casa di noviziato di cui don Guerrino era Prefetto e confessore, ma la sua forza di azione andava ben oltre quella che tali cariche indicherebbero; egli, infatti, da uomo molto pratico, aveva provveduto all’ampiamento della sede del Noviziato e alla sua manutenzione, curava personalmente l’orto, il pollaio e il porcile senza paura di sporcarsi le mani… senza vergogna di farsi mendicante per i suoi poveri ragazzi chiedendo l’elemosina agli Americani…

Dopo la «liberazione» del Vietnam nel 1975, i Missionari furono espulsi e don Guerrino ritornò a Pordenone, nella casa da cui era partito, dove trascorse gli ultimi anni fino al 6 febbraio 1986 in una dimensione di preghiera, di umile lavoro, coltivando l’orto dei Salesiani. Ma la Cina e il Vietnam sono sempre rimasti nel suo cuore ed egli viveva pregando per la sua terra lontana che quando lo accolse, 50 anni fa, provocò in lui ammirazione e stupore. Non si era spento il ricordo del porto luccicante di Hon-Kong, della sua collina, dei suoi palazzi così belli e neppure il sudore, la fatica, la gioia che aveva condiviso con il Vietnam.
Tratto da “Comunità Viva” 1992