Gli ultimi scampanotadôrs

Tratto da un racconto  di  Dorino Pagura e Lidia e Pio Michieli

Il discorso inizia con la descrizione della cella campanaria. Un tempo le campane erano appese su alcuni perni fissati nella parte alta della cella e per suonarle si faceva molta fatica perché il movimento era rallentato da un forte attrito dei perni. In seguito alla ristrutturazione le campane sono state fissate su dei cuscinetti ancorati su un traliccio chiamato castello a forma di

trapezio in metallo ancorato alla base della cella campanaria. Sul castello sono state appese le tre campane e fissati i motori elettrici. Nel corso della ristrutturazione si è dovuto spostare la campana piccola al posto della mezzana che era in posizione centrale per equilibrare i pesi soprattutto nel momento in cui suonavano insieme tutte e tre, il cosidetto “suonata in terzo”. Infatti con il movimento delle campane prodotto dai motori elettrici le campane producevano un’oscillazione molto più ampia. Una nota che mi viene detta con un filo di tristezza riguarda il fatto che con l’elettrificazione gli scampanotadors hanno perso la soddisfazione di suonare le campane. Questi scampanottavano in occasione delle feste più importanti quali: l’Immacolata, Natale, Pasqua, Assunta, Madonna del Rosario, Patrono Sant’ Andrea. Per la festa della Madonna del Rosario scampanottavano durante tutta la settimana precedente. Il venerdì prima della scorsa festa di Sant’Andrea, come immagino si sia sentito in paese, Pio è salito sul campanile e ci ha offerto una bella scampanottata. Così pure domenica 1 dicembre nel pomeriggio. La ritmica dei rintocchi degli Scampanotadors, che si tramandava da tempi remoti, era guidata da una piccola cantilena addattata al suono diverso delle tre cam-pane. Prima parte della cantilena: Si partiva con la piccola: Gigi, la mezzana: Paca, la piccola di nuovo: Bepo, e la granda: Ciòn. Perciò: GIGI-PACA-BEPO-CION. Tre rintocchi le prime due campane: GIGI-PA-CA-BEPO, uno solo la grande: CION. Seconda parte: con la piccola: CULA-SAPA, la mezzana: E-CUL e la granda: SAPON. Il motivo intero quindi era: GIGI-PACA-BEPO-CION, CULA-SA-PA E-CUL- SAPON. E così si continuava per un bel po’. Dopo questo motivo si andava a fantasia. Esempio: DIN-DEN-DIN, DON. Ma chi erano gli ultimi scampanotadors. Altra notizia di rilievo riguarda le scale del campanile che prima del restauro post terremoto erano in legno ed erano abbastanza sconquassate compresi i pianerottoli: era alquanto pericoloso salire e scendere. Al centro dei pianerottoli in senso verticale appesi a delle corde di acciaio scendevano e salivano i pesi a forma di paracarro che servivano a tenere in carica il meccanismo del vecchio orologio. Gli scampanotadors suonavano nella cella campanaria a contatto diretto con le campane tirando una grossa corda fissata da una parte sul batocio (battacchio) e l’altra sul supporto della campana, quando invece le campane suonavano a distesa i suonatori si trovavano al piano terra del campanile e ci volevano ben sette persone e bisognava fare molta attenzione per andare a ritmo specialmente quando suonavano in terzo, come per le feste e per i matrimoni; in quella occasione c’era sempre “alc di bevi” e i provetti suonatori erano: sulla campana grande, la più pesante da tirare, Marcello Querin, Gilio Faneis (Borean) e Pio (Michieli), sulla mezzana: Fino Flap (Serafino Pagura) e Dorino Buranel (Pagura) e sulla piccola Il Gero (Ruggero Pagura) con Checu Ornelut (Francesco Ornella).

Don Ugo