
Per me il Natale è la festa più grande e significativa della cristianità; nasce Gesù bambino, viene tra noi!
E’ una grande festa per tutta la comunità, ma più di tutti per i bambini: la neve, il presepe, i regali! La famiglia Ornella è sempre stata molto religiosa e unita in ogni occasione.
Era formata dai due nonni, da cinque figli tutti sposati e ben quindici nipoti, sette maschi e otto femmine. Vivevamo tutti vicini in una grande famiglia. Negli anni prima della seconda guerra mondiale, io che avevo sette/otto anni, facevo parte dell’ultima generazione. Eravamo poveri, ma ricchi di una grande fede.
La stalla era il posto in cui, la sera, si riuniva tutta la famiglia; era grande e comoda e ben riscaldata dalla presenza di parecchie mucche. D’inverno diventava la centrale operativa della casa: le donne facevano la fila (filavano cioè la lana di pecora o la canapa) e insegnavano alle ragazze tutte le loro “arti femminili”: cucire, rammendare ricamare ecc.; anche gli uomini avevano il loro banco di lavoro dove riparavano e costruivano tutti gli attrezzi che servivano per i lavori in campagna.
Mi ricordo mio padre seduto al centro della stalla ad intrecciare cesti di vimini ed io e i miei cugini seduti tutti attorno attenti ad ascoltare le sue bellissime storie di Natale. Era molto bravo, ci faceva divertire e ci diceva: – presto verrà Natale, state attenti, se sarete buoni verrà “l’uccellino del bosco” e vi porterà tanti doni e regali per tutti! Cosi mettevamo sul davanzale della nostra camera ognuno il nostro cappello o berretto in attesa di dolcetti, frutti oppure il temuto carbone se eravamo stati cattivi. lo dormivo insieme ai miei due fratelli maggiori, e una mattina di Natale mi svegliarono presto. – Dai, vai a vedere cosa ti ha portato l’uccellino del bosco! Mi avvicinai e il mio cappello era pieno di regali ma io scoppiai comunque a piangere! I mie fratelli ridendo mi chiesero cosa era successo. Risposi che mi aveva portato anche il carbone e che quindi ero stato cattivo! – Ma no, mi dissero, hai provato ad assaggiarlo? E con mia grande sorpresa ed entusiasmo: era dolce! Quindi era uno scherzo e io ero stato buono. Poi chiesi come mai a loro non aveva portato niente. – Perché noi siamo cresciuti, siamo grandi e lui viene solo per i bambini. A quel punto tutto orgoglioso e felice divisi tutto con i miei fratelli.
Ma i momenti più suggestivi li vivevamo durante la vigilia di Natale. Gli anziani mandavano noi bambini in paese a controllare se erano arrivati gli zampognari e noi quando sentivamo da lontano il suono delle zampogne correvamo a casa ad avvisare e poi via incontro a salutarli in una grande festa! Dicevano di venire dalla Val Tramontina. Erano in quattro e vestivano con pelli di capra e pecora. Due suonavano la zampogna, uno il flauto e uno portava sulle spalle un agnellino. Suonavano lungo le strade del paese e raccoglievano i regali che gli abitanti offrivano loro per ringraziarli di essere tornati a portare quell’aria di festa! – Ora è Natale! dicevano gli anziani.

Ma il momento più solenne era la messa della notte della vigilia di Natale; veniva anticipata alle 22.00 a causa del freddo. La chiesa era affollata ma veniva lasciato il corridoio centrale libero e quando il parroco annunciava la nascita di Gesù entravano i quattro zampognari suonando e cantando la loro pastorale e si inginocchiavano davanti al Bambino. Era un momento commovente e creava una meravigliosa atmosfera natalizia. A completare il tutto spesso fuori dalla chiesa, scendeva delicata la neve.
Nelle famiglie tradizionalmente si costruiva il presepe, di solito nella stalla, e nel nostro non mancavano mai anche i nostri amici zampognari. È nostro dovere mantenere vive le tradizioni; trasmettere alle nuove generazioni i gesti, i riti e le abitudini che rivelano i nostri valori; la ricchezza che portiamo dentro di noi che viene dai nostri padri. In questo periodo di grandi incertezze dobbiamo difenderle e custodirle per il futuro.
Giovanni Battista Ornella