di Stefano Aloisi
La chiesa di Sant’Andrea apostolo

L’antica pieve di Sant’Andrea apostolo s’innalza all’interno di un terrapieno circondato da un’antica cortina muraria. Forse antico castelliere dell’Età del Ferro, quindi probabile fortilizio romano e in seguito struttura difensiva altomedievale, come testimonia il robusto ma slanciato campanile. Il rialzo artificiale è incluso in una muraglia verosimilmente databile ai secoli VIII-IX d. C.,
eretta a difesa della prima comunità cristiana del nostro paese che si può ipotizzare insediata nei secoli VI/VII. All’interno della chiesa, dalla quale si accede da un portale in pietra datato 1656, sono collocati quattro altari laterali. Entrando a sinistra, il primo include una seicentesca pala di Antonio Carneo raffigurante la Santissima Trinità, San Giovanni Battista, San Bartolomeo, Sant’Antonio di Padova col Bambino e un offerente, nel secondo è collocata la Discesa dello Spirito Santo di Pomponio Amalteo (1532).

Nel primo altare di destra si ammira dapprima una tela di Pomponio Amalteo effigiante la Madonna col Bambino in trono, San Rocco e San Sebastiano (1569), nel secondo la Madonna del Rosario intagliata da Vincenzo Cadorin (1919). Nell’abside, ove si staglia il settecentesco altare maggiore di Giuseppe Caribolo, con le coeve statue di Sant’Andrea e San Giacomo riferite a Bartolomeo Modolo, si ammira un frammentario ciclo di affreschi di Pietro Goritio (sec. XV-XVI) raffigurante nella parete sinistra episodi della vita degli apostoli Pietro, Andrea e Giacomo e in quella centrale la Crocifissione e, probabilmente, l’Incontro in Emmaus.

Nella volta del coro il Pordenone aveva dipinto attorno al 1530 gli Evangelisti tra un nugolo di angioletti, affreschi andati perduti nella ristrutturazione della chiesa avvenuta nella seconda metà del diciottesimo secolo. Rammentando nel soffitto della navata l’affresco del Martirio di Sant’Andrea di Tiburzio Donadon e in controfacciata la settecentesca tela di San Domenico di Pietro Feltrin, si evidenzia che dalla destra dell’altare maggiore si accede, tramite una porta con cornice in pietra secentesca, all’interno della sacrestia dove è stato recentemente collocato il precedente Fonte Battesimale del 1826 con fusto lapideo e slanciato coperchio ligneo sul quale svetta la settecentesca immagine di San Giovanni Battista.
Da una scala posta nello spazio attiguo, si sale negli spazi superiori della sacrestia dove è stata allestita, previa una lunga e meticolosa risistemazione dei locali per merito di una nutrita schiera di valenti artigiani locali, la Raccolta d’Arte Sacra della Pieve di Sant’Andrea apostolo.
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La Madonna del Rosario

Nel mese di agosto dell’anno 1919, la chiesa parrocchiale di Castions si dotava di una statua raffigurante la Madonna del Rosario. L’opera, in legno policromo, fu realizzata dallo scultore Vincenzo Cadorin (Venezia, 1854 – Venezia, 1925) verosimilmente tramite i buoni uffici di Celso Costantini.
Componente di una famiglia di valenti e celebri artisti, il Cadorin fu intagliatore ligneo di chiara fama, partecipò a varie edizioni della Biennale di Venezia e provvide a numerose ed importanti commissioni, tra le quali quelle espresse per la regina Margherita e, soprattutto, la realizzazione di un trono in legno dorato donato dai veneziani a Papa Pio X nell’occasione del suo giubileo sacerdotale (1908).
L’opera di Castions, particolarmente piacevole per la dolcezza dell’intaglio conferita dall’artista e per la pregevole cromia, probabilmente ebbe a sostituire una vetusta pala effigiante la Madonna del Rosario circondata dai Misteri, opera eseguita dal pittore Gasparo Narvesa agli inizi del Seicento per la chiesetta della Madonna del Rosario (o del Ponte), edificio non più esistente. Ciò che rimane dell’antica tela, alcuni Misteri e parte di un angioletto, è ora conservato nella nostra Raccolta d’Arte Sacra.
Circa cento anni, dunque, decorrono dall’esecuzione della nostra Madonna del Rosario, un secolo di venerazione e di attestazione di fede da parte di intere generazioni di castionesi.
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L’ altare dello Spirito Santo

In seguito alla significativa risistemazione architettonica che ha riguardato la chiesa parrocchiale nella seconda metà del Settecento, il pregevole dipinto di Pomponio Amalteo (1532) è stato inserito in un nuovo altare marmoreo, a sostituzione del precedente eseguito in legno intagliato e dorato, realizzato attorno al 1793 da Giacomo Pischiutti, esponente di una nota e prolifica famiglia di altaristi di origine gemonese. Tale collocazione ha comportato una significante riduzione delle dimensioni della tela.
L’altare messo in opera dal Pischiutti, attivo tra il 1762 e il 1822 in molte altre chiese del Friuli, da Nimis a San Daniele, da Cividale a Latisana, s’innalza elegantemente da una mensa aggettante dai fianchi svasati profilati da eleganti motivi a racemi vegetali. Il paliotto presenta il fronte in marmo grigio venato accludente al centro un clipeo vuoto incorniciato da una mossa ghirlanda. Al di sopra della mensa è posto un tabernacolo marmoreo dai profili ornati e coronato da testine d’angelo. La porticina in rame dorato espone la colomba dello Spirito Santo e alcuni motivi decorativi.
Lo slanciato e doppio binato di colonne marmoree culmina in un arco spezzato e, un poco arretrato, in un fastoso fastigio, recante in apice un motivo a conchiglia, che acclude al centro la raffigurazione dello Spirito Santo. Sui tronconi del frontone sono assisi due aggraziati angeli realizzati in stucco.
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La Discesa dello Spirito Santo
di Pomponio Amalteo
È utile rammentare che il Pordenone con tutta la propria famiglia il 23 aprile 1531 si aggrega alla confraternita di Santo Spirito in Sassia di Roma , forse in occasione di un viaggio, peraltro ipotizzato dalla moderna critica, nella Città Eterna, e bisogna tener conto che già dal 1495 la fraterna dello Spirito Santo di Castions risulta ascritta alla potente istituzione assistenziale romana. A tale affiliazione non deve essere stato estraneo neppure Pomponio Amalteo che nel 1532 esegue per Castions una tela raffigurante la Discesa dello Spirito Santo.

In seguito alla profonda risistemazione architettonica che ha interessato la chiesa parrocchiale nella seconda metà del Settecento, il dipinto è stato inserito, quasi a forza, in un nuovo altare marmoreo realizzato attorno al 1793 da Giacomo Pischiutti. Tale riprovevole impresa ha comportato una brutale riduzione delle dimensioni della tela, con tagli laterali che hanno causato la perdita di buona parte degli angioletti che si librano in alto reggendo il telo posto alle spalle della Vergine nonché la significativa riduzione delle figure di alcuni apostoli in particolare di quello posto in piedi alla sinistra della composizione. Nonostante siffatte vicissitudini, l’opera si pone quale una delle migliori espresse nella prima attività dell’Amalteo come peraltro attestano le cifre cromatiche peculiari alla produzione giovanile.
Il dipinto, temporalmente, si colloca tra le prime rappresentazioni del soggetto eseguite in terra veneta. Degno di nota è l’anticipo con cui l’artista raffigura la scena della Pentecoste, tema non particolarmente diffuso nell’ambito della pittura veneta rinascimentale e messo in atto, soprattutto, in seguito ai dettami controriformisti. La tela di Castions precorre di diversi anni analoghi e più noti soggetti attesi, tra gli altri, da Polidoro da Lanciano per la chiesa di Santo Spirito in Venezia (ora alle Gallerie dell’Accademia), da Tiziano Vecellio per la chiesa veneziana di Santo Spirito in Isola e Jacopo Bassano nella chiesa di San Francesco a Bassano.
La pala rivela la riflessione del pittore su illustri testi figurativi, non passa così inosservato il particolare della Madonna a mani giunte verosimilmente da rapportare a quella conferita dal Pordenone nell’Immacolata Concezione peraltro reiterata da Pomponio a San Vito al Tagliamento nel ciclo di affreschi che ornano l’oratorio dei Battuti.
Vari elementi compositivi rivelano, nondimeno, alcuni pertinenti richiami alla Scuola di Atene di Raffaello forse ammirata proprio de visu. Palese, difatti, è la dipendenza dell’apostolo che nel dipinto di Castions è intento a scrivere il suo Vangelo e il dipinto castionese, nel quale in un certo senso è dispiegata una similare “umanità”, si intuisce nella figura di Platone trasposta nel San Pietro effigiato dall’Amalteo così ben concentrato nella lettura, nonché, alla lontana, una certa similitudine tra l’Evangelista Giovanni assiso sugli scalini ai piedi della Vergine e il Diogene sdraiato nella gradinata della scuola ateniese.
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Un capolavoro di Antonio Carneo nella nostra Pieve

Tra le opere d’arte di maggior pregio che la Pieve di Castions annovera al suo interno, senz’altro risalta la tela della Santissima Trinità, San Giovanni Battista, San Bartolomeo, Sant’Antonio di Padova col Bambino e un offerente, opera pregevolissima di Antonio Carneo (1637-1692), ritenuto il più grande pittore del Seicento friulano e uno dei più rappresentativi artisti del barocco veneto.
Il dipinto, plausibilmente eseguito tra il 1680 e il 1685), alcuni anni orsono è stato interessato da un provvidenziale restauro che l’ha riportato all’originaria bellezza e alla corretta lettura iconografica. Nel corso dei secoli, difatti, alcuni personaggi della composizione erano stati travisati, il San Bartolomeo trasformato in San Gerolamo con la copertura della pelle scuoiata e il diverso colore conferito alla veste. Del committente (identificato da alcuni studiosi col vicario Giovanni Antonio Furlanis, ma verosimilmente si tratta dell’allora parroco Angelo Marcolini come, peraltro, attestato dalla memoria popolare), erano stati alterati i tratti fisionomici. Scomparso, inoltre, era lo svolazzante mantello del Battista e nascosta anche l’immagine della Santissima Trinità. Ora la figurazione trinitaria è tornata a stagliarsi nell’azzurrino cielo dipinto dal pittore friulano, col Padre, il Figlio e lo Spirito Santo attorniati da un vaporoso stuolo di angioletti. Peraltro, sono curiosi alcuni dettagli attinenti il dipinto, particolari che confermano l’attenzione posta dal Carneo ai modelli a stampa. Il San Giovanni Battista è chiaramente dipendente dal Giona affrescato da Michelangelo per la Sistina e trasposto alla metà del Cinquecento da un valido seppur anonimo incisore italiano. Medesima è la postura evidenziata nella torsione del busto con identico piegamento del braccio destro e analoga risulta, nel confronto, la posizione delle gambe. La gamba sinistra alzata, verosimile motivo della resurrezione cristologica – informati che si tratta del Precursore – è peraltro posa ricorrente in molte delle figure messe in opera dal Carneo. La tela castionese appare, dunque, quale sorta di puzzle di rimandi e citazioni se si tiene conto, oltre quanto evidenziato, che il brano del Sant’Antonio di Padova col Bambino è fedelmente riproposto in un’altra tela del Carneo (Venezia, Ca’ Rezzonico) e il San Bartolomeoè chiaramente ripreso dal San Girolamo di Jacopo Bassano presente in una pala del maestro veneto ora custodita nel Museo Civico di Treviso. Dipinto, forse ammirato de visu dal Carneo, autore che nella nostra parrocchiale ha licenziato una delle maggiori opere tra quelle espresse dalla cultura figurativa del Seicento nel Friuli concordiese.
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L’ antico Fonte Battesimale
Il Battesimo è il rito cristiano che permette a una persona di entrare a far parte della Chiesa. Cerimonia di purificazione e di rinascita che tutti i fedeli hanno ben presente nell’iniziazione personale ma, soprattutto, nella consapevolezza di quanto narrato dai Vangeli quando Gesù, sulle rive del fiume Giordano, fu battezzato da Giovanni Battista. La somministrazione del Battesimo, come noto, avviene nel fonte

aspergendo dell’acqua sul capo del battezzato, diversamente del battistero che fin dall’antico prevede l’immersione dello stesso in una vasca. La differenza tra fonte battesimale e battistero, definizioni che di frequente si confondono e si sovrappongono, va chiarita a grandi linee tra la forma scultorea del primo e la costruzione architettonica del secondo.
Notizia dell’esistenza del fonte battesimale nella chiesa di Sant’Andrea si ravvisa nella visita in data 25 settembre 1582 del vescovo di Parenzo Cesare de Nores nelle vesti di Visitatore Apostolico, ove si specifica che il manufatto è all’interno di una cancellata lignea e il coperchio è anch’esso in legno e in forma piramidale.
Ovviamente un fonte battesimale esisteva nella nostra chiesa già molto tempo prima del citato documento, tenendo conto che il primo edificio di culto in Castions risale senz’altro prima dell’anno Mille. Verosimilmente la chiesa originaria fu edificata tra i secoli VIII e IX e di sicuro aveva un proprio fonte battesimale se non un battistero forse in forma di vasca.
In seguito alla visita pastorale del vescovo di Concordia Marino Sanudo, si specifica nel mese di giugno dell’anno 1625 la futura collocazione del battistero: “Si porti il Battisterio in un nichio fatto nel muro della Chiesa per maggior capacità del populo”.
Nell’anno 1669 le antiche carte ci narrano i tanti restauri e lavori attorno al fonte battesimale a opera dei tagliapietre Antonio Ciotta di Meduno e Battista Vigo e tra il 1720 e il 1722, in sostituzione del manufatto rinascimentale, allorché si provvide alla realizzazione di un nuovo battistero a opera di Domenico de Mori di Valvasone.

Arrivando all’odierno battistero, si ricorda che nel 1826 la chiesa di Sant’Andrea apostolo si dotò di un nuovo fonte a rimpiazzo di quello settecentesco di Domenico de Mori. La pietra della vasca fu fornita da Giacomo Sabbadini di Pinzano al Tagliamento e lavorata, assieme al fusto lapideo di sapore cinquecentesco, da Pietro Ortis di Valvasone mentre la cupola in noce fu intagliata dal fratello di questi il falegname Giacomo Ortis.
La caldaia in rame fu realizzata da Luigi Rosa di Pordenone e la statuetta raffigurante San Giovanni Battista, posta sulla sommità dell’opera, fu eseguita da Antonio Pittuelli di Portis. Sostituito nel 1992 dal nuovo battistero scolpito da Angelo Toppazzini, il vecchio manufatto, deteriorato dal trascorrere del tempo, andò in disuso. Nel 2016 è stato portato a compimento un pregevole recupero del vetusto fonte, salvandone dapprima alcune parti originali: la parte superiore della cupola a forma di bulbo, l’elemento in rame e la conca e il fusto di pietra. È stato quindi realizzato il nuovo e slanciato coperchio in essenza di abete antico con cerchioni in larice stagionato, a opera dell’abile maestro falegname Giuseppe Moras coadiuvato da Eddi Grillo. Sulla cupola è stata quindi collocata una statuetta settecentesca effigiante San Giovanni Battista, opera reperita nel mercato antiquario e donata da Eddi Grillo, apprezzato e generoso amico di noi tutti, al quale si deve anche l’idea di questo provvidenziale restauro che arricchisce, in maniera significativa, il patrimonio di Fede e di arte della comunità castionese.
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