di Stefano Aloisi
La chiesa di San Marco

La chiesa di San Marco è stata edificata nel quindicesimo secolo, verosimilmente su di un’altra preesistente tenendo conto della titolazione, senz’altro antica, dedicata all’evangelizzatore della nostra regione. Nei secoli seguenti l’edificio è stato sottoposto a varie opere di riassestamento architettonico. Il piccolo tempio presenta una facciata sormontata da un rimpano triangolare esponendo, al di sotto di questo,
un oculo e ai lati della porta d’ingresso due finestre quadrate. All’interno della chiesetta vi è un solo altare, sormontato da un lacerto d’affresco raffigurante la Madonna col Bambino forse ciò che resta della decorazione eseguita nella chiesa, secondo i documenti, nel 1585. L’altare acclude al suo interno una parziale copia ottocentesca, di anonimo autore, del celebre dipinto del Padovanino ritraente la Madonna col Bambino, San Marco Evangelista e la Giustizia realizzato nel 1626 dal pittore veneto per la Sala delle Adunanze di Pordenone (ora custodito nel Museo Civico della città).

Ai lati di questo dipinto sono collocate due telette realizzate nel 1642 da Cataldo Ferrara, pittore di origine campana a lungo dimorante e operoso a Portogruaro. Opere che effigiano rispettivamente le Sante Agata e Lucia e i Santi Gottardo e Biagio e facenti parte di un trittico che un tempo adornava la perduta chiesa castionese dei santi Ilario e Taziano. Alcuni lacerti di affreschi cinquecenteschi sono stati in anni recenti riportati alla luce. Il ciclo, seppur in stato frammentario, si mostra di sicuro interesse per ciò che rimane di una Madonna col Bambino e nella più leggibile teoria dei Santi Lucia, Giovanni Battista e Leonardo.
L’autore va ricercato tra i pittori friulani in qualche modo legati ai modi di Pietro Goritio attivo attorno al 1501 nella parrocchiale. L’artefice è forse da identificare con Giovanni Domenico di Castions accertato aiutante del Goritio nell’impresa in Sant’Andrea. Accanto alla porta d’ingresso si ammira un’elegante acquasantierain pietra del sedicesimo secolo, di particolare interesse è la coppa decorata con motivo a fettuccia, il fusto scanalato e il piedistallo lavorato con una decorazione a catena.

Cevraia
La chiesa di Santo Stefano

Nella località di Cevraja, all’interno di un cortile cinto da alcune abitazioni, sorge la cinquecentesca chiesa di Santo Stefano, però assai più antica come fondazione preso atto di una titolazione dedicata al protomartire, con annesso un piccolo e grazioso campanile eretto nella seconda metà del Settecento.
All’interno si osserva il pavimento in terrazzo veneziano realizzato nel 1833. Il ricordo dei possedimenti che i Cavalieri di Malta, ordine cavalleresco che anche in zona aveva ereditato quanto i Cavalieri Templari possedevano sino al 1308 in Castions e in questo luogo (campi e mulini), è riscontrabile nella piccola acquasantiera in pietra collocata nel muro presso la porta laterale, dove campeggia la caratterista croce dell’Ordine con i bracci a coda di rondine.
La chiesa presenta altre significative opere d’arte, innanzi tutto la bella pala con la Madonna col Bambino, e i Santi Stefano e Andrea dipinta nel 1554 da Giovanni Maria Zaffoni detto il Calderari. In questo interessante dipinto si scorgono almeno due

curiosità: nella dalmatica indossata da Santo Stefano è dipinta una rara raffigurazione della Santissima Trinità dove le Tre Figure Divine sono sedute presso una tavola. Altro aspetto degno di nota è la postura conferita alla Madonna col Bambino, la divina coppia, difatti, guarda, piuttosto che al titolare della chiesa, a Sant’Andrea patrono di Castions, dimostrando in tal modo la subordinazione della comunità di Cevraia nei confronti della pieve castionese.

La tela era un tempo collocata nell’altare maggiore della chiesa e fino al 1867 si contavano anche due altari laterali come ricorda la relazione della Visita Pastorale avuta luogo nel 1874: “avendo un sol altare col titolo di S. Stefano protomartire due altri altari furono demoliti con ordine Superiore per Decreto Vescovile 11 novembre 1867
perché antichissimi in legno fraido e perché ingombravano di troppo la Chiesa”. All’interno dell’edificio si ammirano inoltre due distinti lacerti di affreschi cinquecenteschi, uno raffigurante i Santi Nicolò e Floriano da attribuire a un seguace del Bellunello e l’altro rappresentante la Santissima Trinità e San Valentino, opera imputabile al pittore pordenonese Mercurio Pasiani. La tela con la Madonna col Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano, databile alla seconda metà del Cinquecento, è invece da attribuire al sanvitese Cristoforo Diana allievo di Pomponio Amalteo.
Ponte
La chiesa della Madonna del Rosario (del Ponte)

Anche Castions, parimenti a molti altri paesi del Friuli, conta alcuni luoghi di culto andati perduti a seguito delle soppressioni napoleoniche e a mutate prassi dottrinali. Tra gli edifici interessati da tali vicende si desidera brevemente ricordare la chiesa della Madonna del Rosario conosciuta anche con l’antica denominazione di Madonna del Ponte. Documentato fin dalla metà del sedicesimo secolo, ma sicuramente preesistente, l’edificio era ubicato sulla sponda del fiume Castellana di fronte all’attuale campo sportivo.
La forma cinquecentesca di sicuro conferita alla chiesa, si coglie in un portale di pietra la cui cornice è stata incastonata quale portone d’ingresso in un condominio, già scuole elementari del paese, in via Domanins. Evidentemente in seguito alla demolizione dell’edificio, avvenuta verosimilmente alla metà del secolo diciannovesimo, il manufatto lapideo è stato utilizzato come materiale d’impiego.

Il portale, eseguito in pietra dura, presenta le cornici decorate con due file di foglia d’acanto alternate da un ordine di rocchetti distanziati da un motivo a perle e baccelli.

Tra le varie opere d’arte realizzate a decoro della chiesa e ricordate dai documenti si rammenta un gonfalone eseguito da Giuseppe Moretto, genero di Pomponio Amalteo, nel 1602. Il 12 maggio 1616 il vescovo Sanudo II in visita pastorale ordina: Per la chiesa della Madonna si getti in fuori una cappella nel coro per farvi stare l’altare e la predella, si comperi una lampada ed un pallio per questo altare. Nel 1625 m° Alberto alza e copre il tetto della chiesa. L’anno seguente Gerolamo Azzano di Pordenone è autore di un altare ligneo e nel 1628 intaglia l’antipetto per lo stesso.
Nel 1636 è istituita la Scuola della Madonna del Rosario. Nel 1637 Gio. Batta Narvesa, figlio del pittore Gasparo, indora la Pala della Madonna. La pala, databile tra il 1626 e il 1630, fu dipinta da Gasparo Narvesa. In seguito alla demolizione dell’edificio la tela fu posta nel nuovo altare della parrocchiale. Nei primi anni del Novecento la tela fu rimossa dall’altare, in quanto evidentemente malconcia, e sostituita dalla nuova statua intagliata da Vincenzo Cadorin nel 1919. Nello scorso secolo ne furono ritagliati, almeno questa è la memoria a noi pervenuta, quei Misteri rimasti in buone condizioni. I nove tondi superstiti e quanto rimane di un angioletto incoronante la Vergine, sono ora custoditi nella Raccolta d’Arte Sacra della Pieve di Sant’Andrea apostolo. I Misteri in questione ripetono fedelmente, in modo palmare, quelli eseguiti dal Narvesa nel 1617 per il duomo di Aviano e solo dei particolari differiscono tra le due serie.
Ancora, nel 1639 si acquista un’acquasantiera e nel 1641 Cataldo Ferrara da Portogruaro è compensato per duoi quadri di pitura che credibilmente sono da riferire ai due dipinti, firmati e datati 1642, che si conservano nella chiesa di San Marco. Tra i vari lavori che si susseguono nel tempo si ricordano almeno il gonfalone dipinto da Osvaldo Gortanutti nel 1663. Altro gonfalone processionale è intagliato nel 1696 da Osvaldo Zolli di Provesano.
Nel frontespizio di un estratto conti della chiesa per l’anno 1678 appare per la prima volta la titolazione alla Madonna del Rosario. In un documento datato 1701 si nomina il luogo dove sorge l’edificio: Alla Beata Vergine del Rosario in loco delli Bertoli. Altra attestazione della nuova titolazione, con ricordo però dell’antica, si ravvisa in occasione della Visita che il Vescovo Vallaresso compie il 14 settembre 1705: Visitato oratorio Beata Vergine del Rosario detto del Ponte.
Come per molte altre chiese del Friuli l’edificio è colpito dalle soppressioni napoleoniche con conseguente scioglimento delle locali confraternite. Traccia del culto, evidentemente traslato nella parrocchiale, si coglie nella Visita pastorale compiuta nel 1874 dal Vescovo Pietro V. Cappellari nella chiesa di Sant’Andrea dove si accerta l‘esistenza dell’altare della Beata Vergine del Rosario. Altare edificato pressocché in simultanea con la soppressione della chiesetta essendo stato realizzato nel 1806 da Zuanne di Cecco. Alcune opere furono ereditate anche dalla chiesa di San Marco come pure il culto essendo l’altare nominato nella Visita pastorale del 1874 dedicato anch’esso alla Beata Vergine del Rosario.
Pare utile segnalare, a spiegazione di come la Fede e i buoni propositi degli uomini possano andare oltre il passare del tempo, le calamità e l’incuria di edifici sia piccoli che grandi, quanto vergato nel 1628 da un cameraro della Madonna del Ponte in una pagina di un registro contabile: Ama il prossimo tuo non voler far quel non voi per te at altri ancora e guarda se tu puoi non litigare ama il tuo onore obedisse.
Ilario
La chiesa di Sant’Ilario
Tra i sacri edifici di Castions andati perduti nel corso dei secoli, si ricorda la chiesa di Sant’Ilario. La titolazione rivela da subito l’antica edificazione della chiesetta e il culto per il santo martire friulano, secondo vescovo di Aquileia, che assieme al proprio diacono Taziano fu martirizzato il 16 marzo 284 d.C.

La chiesa castionese di Sant’Ilario, forse un tempo dedicata anche all’altro martire Taziano, è nominata per la prima volta in un documento, per quanto al presente è dato sapere, nell’anno 1427. Era edificata grosso modo dinanzi all’attuale Casa di Riposo e venne demolita in seguito alle sciagurate soppressioni napoleoniche di chiese, oratori e confraternite. Pochi sono i documenti che ci permettono di conoscere l’antico edificio e il suo decoro. Tra le memorie di don Giuseppe Cristante, indimenticato parroco di Castions, si rammenta, in modo senz’altro leggendario, le vicissitudini occorse alla Pala della chiesa: “Circa la fine della pala di S. Ilario, i vecchi dicono d’aver sentito che durante una delle grandi inondazioni (del 1882 o precedente), le acque trasportarono il dipinto di S. Ilario, che avrebbe fermato sull’angolo dell’abitazione Costantini”. Difficile dire se il destino del dipinto sia stato questo, essendo la storia, sospesa tra realtà e leggenda, tipica delle narrazioni paesane del tempo.
Rimanendo invece alla certificazione storica esposta dai documenti, si ricorda, tra le varie spese fatte per il decoro della chiesa, che nel 1610 si provvide all’esecuzione di un Gonfalone. All’inizio del Seicento le condizioni della chiesetta non erano di cero ottimali, stando a quanto rilevato nella Visita Pastorale fatta nel giugno 1625 dal Vescovo di Concordia Mattia Sanudo, con i seguenti ordini da ottemperare riguardo la chiesa, definita campestre e dove al tempo non si diceva messa: sia incartata, biancheggiata, et restaurata… Nel 1642 fu restaurato il soffitto con stima del lavoro fatta da m° Tofolo di Valvasone, autore, questi, lo stesso anno di un’acquasantiera, Sempre al 1642 risale la pala fatta da Cataldo Ferrara da Portogruaro. Dell’opera, si conservano le tele laterali, perduta quella centrale, effigianti rispettivamente le Sante Agata e Lucia e i Santi Gottardo e Biagio conservate nella chiesa di San Marco.

Queste le poche notizie storiche concernenti la chiesetta dedicata ai primi martiri di Aquileia, intitolazione che conferma l’antico radicamento della comunità cristiana a Castions.
Il Capitello della Madonna delle Grazie (la Madonùta)

Distante poche centinaia di metri dalla nostra chiesa parrocchiale, in direzione dell’abitato di Domanins, si erge un piccolo ma elegante capitello dedicato alla Madonna delle Grazie (la Madonùta). Chiesuolo, da sempre luogo di fede per i castionesi, per molti anni, fino al 1970, curato nel suo decoro da Teresa Michieli, apprezzata sarta del paese, insieme alla sua amica Giuseppina (Pina) Sartor. Decoro e pulizia attuati da queste pie donne con fede pura, semplice e sincera.Il capitello, in stile neogotico, è nel mese di ottobre luogo interessato alla venerazione del Rosario.Tale pratica religiosa permette verosimilmente di datare il chiesuolo alla fine del Settecento, quando in Castions la
chiesa della Madonna del Rosario (o del Ponte) venne soppressa al culto. Il capitello permise quindi il prolungamento della devozione, divenendo al contempo luogo di preghiera e di sosta per pellegrini e viandanti. Si consideri, che fino agli anni della Seconda guerra mondiale il capitello era circondato dalle fronde di grandi querce poi tagliate dai soldati tedeschi per costruire dei ripari contro le schegge delle bombe alleate.
L’edificio è stato decorato a mosaico alla metà degli anni Cinquanta da alcuni allievi della Scuola Irene di Spilimbergo. La statua della Madonna che vi si conserva all’interno è opera lignea dello scultore Giovanni Boldarin, che replica l’opera in gesso eseguita nel 1908 da Celso Costantini e lì collocata nel 1955. La scultura del Costantini fu ritoccata per l’occasione dal pittore Giuseppe Peloi di San Giovanni di Casarsa e trasportata con grande e partecipata cerimonia su di un carro addobbato trainato da due cavalli bianchi. La replica lignea del Boldarin venne sistemata, a sostituzione di quella del Cardinale, nel 1957. Nel corso degli anni l’edificio e la statua furono più volte sottoposti a piccoli restauri e ritocchi a opera di valenti pittori locali quali, tra gli altri, Ugo Tonizzo e Sergio Colautti. Dimostrazione evidente di quanto i devoti e i nostri artefici siano da gran tempo intimamente legati alla devozione della Madonna delle Grazie.