Personaggi di un tempo

Articolo tratto da Comunità Viva

Anche il Bepo ci ha la­sciato. Ci mancheranno i suoi giri per il paese, le sue meditazioni sul ponte, i suoi saluti nelle feste, lo scambio di pace alla Messa delle no­ve. Povero in canna, eppure uno di noi, forse per questo uno di noi. Un giorno, assieme a Gianfranco, viene con me a Sappada, dove ero salito per celebrare la Messa per un gruppo di parrocchiani in gi­ta sulla neve. Dico a lui e a Gianfranco: “Fermatevi qui, in questo bar, fino a quando ho terminato”.

Dopo la Mes­sa vado per recuperarli, ma vedo che escono tutti e due sorridenti, pulendosi con un tovagliolo di carta le labbra. Capisco. Entro nel bar e la commessa mi dice: “Erano con lei quei due signori?”. Confermo il dubbio e pago il conto. Si erano sbafati una serie di paste, naturalmente con anche un buon cappucci­no. Sorridenti, anche Bepo, che non aveva motivo di es­sere poi tanto triste. Non sapeva contare i suoi anni, a stento parlava del suo paese di origine, Nave, si tro­vava bene a Castions, anche se era impossibile tenerlo fermo. Credo che al persona­le della casa di riposo qual­che preoccupazione l’abbia data. Ma lui continuava a fa­re i suoi giri, avvertiti quasi come un obbligo. Non man­cava ad alcuni appuntamenti fissi, come quello del caffè al bar o per l’arancia, il biscot­to, qualche spicciolo in fami­glie amiche, dove entrava chiedendo: “Permesso”. Pec­cato per quei pantaloni che tentavano sempre di cader­gli, e lui lì a bloccare in con­tinuazione l’eventuale ri­schio.

Castions era il suo secon­do paese, non solo la casa di riposo, proprio Castions. A modo suo cercava di esserci dentro. Parlava con molti, era un modo come un altro per dirsi parte di una comu­nità. Frequentava anche la Posta, la Banca, la Farmacia. Mi chiedeva spesso come stava mia madre, perché l’ aveva conosciuta una volta e per lui questo era sufficiente per sapere di lei, della sua salute e magari se era possibile rivederla ancora.

Un forte senso dell’amicizia, non a senso unico, per avere, anche per darsi con i suoi tocchi di presenza e di parola, veloci e frettolosi. Curioso il suo modo di rispondere a chi gli chiedeva se stava bene, rispondeva qualche volta “purtroppo, purtroppo”, accompagnando la risposta con un sorriso di
chi sapeva di dire una cosa grande, non certamente una risposta sbagliata.

Nel suo linguaggio voleva dire: “Mi potrebbe forse andare meglio?”. Diventava serio quando si chiedeva della sua famiglia o dei suoi parenti. Questo era per lui un discorso impegnativo, che comportava un tono particolarmente serioso, non di nostalgia ma di rispetto. Avrà anche lui sognato una sua famiglia, una sua donna. Non disdegnava qualche abbraccio affettuoso con le donne, specialmente se giovani e, nella sua scala di gradevolezza, piacevoli. Era puntuale alla Messa delle nove, fino a quando le forze lo hanno sostenuto. Il momento più importante era quello del saluto di pace, che faceva quasi con slancio portandosi subito a salutare il celebrante, che gli doveva questa primizia. Si sapeva un preferito dal Signore, sapeva che almeno in chiesa le persone sono considerate in maniera diversa. Contano di più i piccoli. Da questo punto di vista il Bepo in chiesa era un’icona di quello che dovrebbe essere la chiesa, sempre. La comunità di Castions, accogliendo il Bepo come uno dei suoi membri più graditi, esprimeva il passo giusto da darsi. Non sono riuscito ad andare al suo funerale, mi sono però portato a salutarlo in casa di riposo. Il suo volto era di grande serenità. Forse non ha dato molto al nostro mondo, anche se non ha chiesto molto, di certo ha vissuto la sua vita cercando di esprimerla al meglio delle sue possibilità, trovando attorno a lui tante persone che lo hanno favorito in questo. Se c’è la risurrezione, come a me piace credere, lassù il Bepo sarà accompagnato a completare il percorso di vita qui iniziato, per arrivare là dove il buon Dio vuole portare tutti, belli e brutti, esperti ed ingenui. Saprà continuare a sorridere, anche sulle sue fragilità, capirà che in fondo vivere non è poi conquistare il mondo ma accorgersi che c’è una vita dentro e attorno a ciascuno di noi, che va accolta, amata e rispettata così com’è, e che una luce risplende per tutti. Non solo un piccolo sorriso il Bepo o una piccola preoccupazione, anche un piccolo dono ed ora un piccolo vuoto. don Giosuè